A testa in giù
Scritto da Paulo H. Tsingos   
Sky & Telescope
Quando l’amore diventa pubblico


Ebbene si, prima o poi nella vita c’è il momento in cui bisogna dichiararsi. Bisogna dire che il mio amore per le stelle era cosa nota ma presa un pò come “folkloristica” dato che nessuno pensava che potessi dedicarmi sul serio alla faccenda. Arrivo quindi il giorno in cui ho fatto il mio “coming out” dichiarandomi di essere perdutamente, irrimediabilmente appassionato di astronomia e facevo richiesta ai miei genitori (più precisamente la Mamma) di volere abbonarmi a S&T. Avevo pure l’indirizzo della casa editrice negli USA!
Correva l’anno 1978.

Nessuno a casa mia allora parlava inglese ed io avevo nozioni molto di base ed ecco che di colpo il problema della mia vita era stilare una lettera (per lo più commerciale) in inglese richiedendo informazioni su come abbonarsi.
Alla meno peggio ha messo su alcune righe ma non sapevo come si diceva “abbonamento”, è terribile dover scrivere una lettera per chiedere l’abbonamento e non sapere come dire abbonamento (no non avevamo un dizionario in casa, i tempi erano duri per certe banalità). Sono passati tanti anni e ormai non mi ricordo cosa scrissi nell’originale, ma era più o meno così (le castronerie maggiori sono sottolineate):

To Sky Publishing Corporation
Mrs. N.R.B.

Dear Mrs. N.R.B.,

as a starter in astronomy I have seen the your magazine Sky and Telescope and I would like to receive it here in my town in Brazil. Can you please send me the informations that I need to receive the magazine every month?

Tutto qua? Sembra troppo semplice e facile, pensai. Sarebbe meglio far controllare, anche se in fondo a furia di guardarla, la lettera non sembrava poi così male, comunque ad essere sinceri (l’onestà intellettuale ogni tanto non nuoce), mi sembrava strano finire una lettera con un punto di domanda, ma nell’ingenuità dei miei 12 anni mi andava bene e l’avrei spedita cosi come era (scritta a mano in un foglio di quaderno di scuola). Mi venne in aiuto la Mamma che aveva una sua conoscente che parlava bene l’inglese. Si trattava niente popò di meno che di Dona M!

Dona M., persona simpaticissima quanto favolosamente ricca, proprietaria del più lussuoso albergo di Curitiba e di un ancora più lussuoso albergo fuori città, detto “lussuoso albergo dei campi” (oggi lo chiameremmo Agri Turismo o Spa o Luxury Resort) con tanto di maneggio e campo da golf. Dona M. era famosa anche per possedere l’anello di diamante solitario più grande del Paraná, una sorta di piccolo Koh-i-Noor di noantri.

Dona M. andava spesso negli Stati Uniti, almeno un paio di volte all’anno e sicuramente una volta a Dicembre per gli acquisti di Natale, e questo in un tempo in cui prendere l’aereo non era come oggi alla stregua di prendere un taxi. Era roba per molto ricchi e abbienti.

Dona M. parlava tanto bene l’inglese, così bene da farsi passare per una del posto, inoltre stava imparando l’italiano (da qui la conoscenza, dato che Mamma era sua maestra) per poter chiedere “un cappuccino all’aeroporto di Fiumicino” come i locali e non “um capussínu aua eroportu dji Fiumissíno” (mi raccomando, le vocali tutte belle chiuse!) come dicono i brasiliani del becero volgo.

Una volta raccontò di essere andata a New York fuori stagione (per lei), ovvero nel periodo in cui tutti i meno abbienti (turisti di massa, Bed & Breakfast, mordi e fuggi, rotti in c., “charteristi”, o in altre parole: i poveri) andavano a visitare la grande mela (magari abbinata ad una pacchianissima visita a Disneyworld). Avendo prenotato nell’albergo in cui era solita andare (sicuramente di un certo livello, immagino il Waldorf Astoria o il Ritz) ha notato che i mobili da sempre presenti nell’arredo erano scomparsi e al loro posto c’erano altri di fattezze più spartane (IKEA o Aiazzone Style, sebbene queste piaghe no si fossero ancora sparse per il mondo, ma immagino erano su quella linea lì).
Incuriosita chiese nel suo (ovviamente) impeccabile inglese al portiere cosa fosse successo e questo candidamente (conoscendola da altre occasioni probabilmente dalle sue laute mance e dalla sua aria aristocratica ed elegante, ma stupidamente disconoscendo la sua origine) rispose:

I’m very sorry Ma’am, but in this period of the year there are a lot of brazilians showing up here so we have to change our usual furniture to a less luxury one in order to minimize the damages those people cause.

Traducendo:

Mi scuso tantissimo per questo Signora, ma in questo periodo dell’anno vengono qua i brasiliani e noi siamo obbligati a sostituire i nostri soliti mobili per altri meno lussuosi cosi da minimizzare i danni che questa gente fa.

Dona M. rimase malissimo, non sapeva dove nascondersi dalla vergogna, almeno così ci ha raccontato (ero presente). Probabilmente avrà anche rincarato la dosi: si è vero, sono delle scimmie incolte…

Ma qui siamo alle illazioni, Battista, cancella tutto!

Torniamo ai fatti.

Dona M. abitava in una grande proprietà ai limiti della città, non lontano da mia Nonna (che abitava proprio in periferia allora. Una megavilla in stile inglese tutta circondata da un muro alto circa 3m fatto di mattoni a vista. All’interno c’ero stato un paio di volte per qualche festa di compleanno di uno dei suoi (quattro) figli, avevano una piscina (ovvio), un campo da tennis (scontato), un garage pieno di macchine di tutti i tipi che sembrava più i box di un autodromo (era da aspettarsi), una stalla con mucche, cavalli ed altri animali, oltre a naturalmente grandi prati e giardini all’inglese. Il tutto gestito da una serie di impiegati (che avevano la casa di servitù all’interno della proprietà). Per chi è pratico somigliava molto alla villa del petroliere M. di Imbersago. Alle festicciole di compleanno avevano anche pagliacci e prestidigitatori che intrattenevano noi bambini mentre i genitori chiacchieravano bevendo del punch o tè e giocavano a tombola (Bingo!). Oggi sembrerebbe quasi scontato tutto ciò, ma posso assicurare che allora non era cosa che le persone “normali” (=poveri) potrebbero permettersi.
Mamma voleva che io facessi amicizia con il figlio più piccolo (un noiosissimo ragazzino minore di me 4 o 5 anni, noioso all’inverosimile) mentre io adocchiavo le figlie (queste sfortunatamente più vecchie di me di 4 o 5 anni e per loro ero io il ragazzino noioso). Per mia sorpresa una delle figlie (penso si chiamasse L.) aveva un telescopio! L’avevo visto di sfuggita, la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede bene, tanto che le poche volte che eravamo “in the manor” (nella magione) era nuvoloso o addirittura pioveva (il solito tempo sfigato di Curitiba). Ma penso fosse un Newtoniano 4” (se non 3”, ma chi oggi prenderebbe in considerazione acquistare un Newton da 3”?) su montatura equatoriale alla tedesca (mi scuso per i tecnicismi) senza motore di inseguimento! Probabilmente era regalo da “Mamma Natale”, portato da New York. Evidentemente nessuno era in grado di utilizzarlo in modo congruo.
Tanto che una volta la Dona M. raccontava che sua figlia L. aveva visto saturno con il telescopio ma non era stata in grado di ritrovarlo, voleva che andassi là a insegnarla come fare a ritrovare i pianeta degli anelli! Io ero per il sì ma questa opportunità non si avverò mai, forse perché alcune persone generalmente quelle che hanno più mezzi, di solito perdono quasi subito la voglia di fare…
Mia sorella e io eravamo da un lato invidiosi perchè per noi la vita era duretta, mentre quelli l’avevano (apparentemente) senza nessun problema (quanto non era vero!) e quindi per questo sentimento strisciante (ma non forte, era una sorta di “inviddicchia”) eravamo irriverenti al massimo, una volta passando presso l’enorme muro in mattoni del suo podere (e anche imponente dimora) avevamo visto la di colei mucca che brucava l’erba dalla parte esterna del muro. Mia sorella con grande prontezza gridò (dalla macchina in movimento): Guarda la vacca della Dona M.!
E giù a ridere!

E nonostante tutto, non e che Dona M. ha lodato la mia povera letterina? Sì, guardi, non è proprio perfetto ma si capisce… Mamma rispose: allora mio figlio ha scritto in inglese maccheronico? Esattamente, nobody is perfect! Dona M. poi mi disse che abbonamento si dice “subscritpion” e l’abbonato e il “subscriber” e inoltre la parola “informazioni” in inglese non ha plurale, perciò si dice sempre ”information”.

Alla fine la lettera diventò qualcosa come:
 
To Sky Publishing Corporation
Mrs. N.R.B.
Dear Mrs. B.,
as interested in astronomy I have seen your magazine Sky and Telescope and I would like very much to subscribe it. Please let me know the rates and payment conditions as well as the shipping conditions.
Sincerely yours

Scritta a macchina (qualcuno di voi con meno di 30 anni ha mai usato una macchina da scrivere?)

Dopo qualche settimana arrivò la risposta (ovviamente in inglese) che fu tradotta da (Santa) Dona M.: Era possibile abbonarsi per un’anno (12 numeri) a US$ 16,00 e due anni (mai sentito prima (24 numeri) a US$ 30,00 (Ma vi rendete conto?). I pagamenti si potevano fare con international credit card (non avevamo), money order or postal check (tutta roba vietata nel Brasile della dittatura) in US currency, ovvero in valuta americana, direttamente alla Sky Pub. Corp..
Non disponendo di una carta di credito internazionale, nemmeno potendo fare un bonifico (vietato) e nell’impossibilità di spedire soldi a mezzo vaglia postale (eravamo nel buio medio evo di una dittatura militare sudamericana, ricordatevi), l’unica strada rimasta era quella del “cremmene”, ovvero trafugare i soldi per vie illegale all’estero via un corriere di fiducia che consegnerebbe “brevis manuum” alla Sky Pub. Corp!

Il corriere c’era! Era un’altra allieva di italiano di mia Madre, la R. che andava a Miami entro 2 giorni! Corri, corri, corri, scrivi la risposta, vai dal “doleiro” (colui che in barba ai divieti, illegalmente trafficava con i dollari) e compra 30 dollari (wow due anni di abbonamento!)! Il motivo era prettamente tecnico, era più semplice mettere tre banconote da 10 dollari in una busta che non due banconote (10+5) e una moneta (1 dollaro), che fatalmente sarebbe andata persa.

R. parte con i nostri soldi (penso non abbiamo mangiato carne quella settimana, no esagero, poveri sì, miserabili no), dopo due settimane di vacanza R. torna, sì ho imbucato la lettera per il Massachusetts, tutto bene, no non mi devi pagare il francobollo…

Passano settimane

Passano altre settimane

Mi ricordo che sono passate tante settimane, ma forse è un errore di memoria…

Un bel giorno di febbraio ero al lavoro (sì, io lavoravo come apprendista durante le vacanze estive, e anche durante quelle invernali di luglio, non ero mica un fighetto che andava al mare io…) e mia Mamma mi chiamò al telefono facendo il solito odioso indovinello:
Indovina cos’è successo?
Mio fratellino si è rotto una gamba?
No.
Ai vinto alla lotteria?
È bella ma non è questa. È dall’estero!
È arrivata la rivista!
Sì! Ci sono foto di tanti telescopi!
Quel giorno sono andato a pranzare a casa. Non poteva essere più brutta la rivista arrivata, in quel mese la copertina era un’aquarello del VLA, non c’erano grandi foto a colori e io capivo sì e no il 10% di quello che c’era scritto, per lo più guardavo le figure.
Dalì in poi tutti i mesi, arrivava una nuova rivista, il mio inglese migliorava (lo stavo facendo anche a scuola) e sono stato in grado di informare alla Sky Pub. Corp. che dalla data tal dei tali il mio indirizzo sarebbe cambiato (e ha funzionato, le riviste cominciarono ad arrivare al nuovo indirizzo). Veramente bravi questi americani.
Dopo due anni dovevamo rinnovare l’abbonamento e usando lo stesso stratagemma del corriere, stavolta non avevamo nessun conoscente diretto che andava negli “states” e perciò ci siamo fidati del amico del conscente. Un tale che era ufficiale dell’esercito (ma guarda) che andava a Washington o giù di lì per un corso, avrebbe potuto imbucare la lettera “di là”.
Ebbene, abbiamo fatto come la volta precedente, abbiamo messo i soldi (US$ 35,00) dentro la lettera arrivataci dalla Sky Pub. Corp. e questa dentro un’altra busta scrivendo all’esterno l’indirizzo del destinatario.
Dopo due settimane ci vediamo arrivare una lettera dalla Sky Pub.Corp.!
Era la stessa lettera! Il “genio” tolse la busta originale (con i soldi dentro) dalla “nostra” busta e la postata negli USA, ma c’era il mio indirizzo come destinatario, così che la lettera (con i soldi dentro!) era ritornata in Brasile! Che si fa? Bene, se i soldi erano entrati (e nessuno evidentemente li aveva presi) poteva perfettamente uscire. Spedimmo la lettera dal Brasile e la rivista tornò ad arrivare per altri due anni.
Purtroppo dopo quattro anni di abbonamento (Astronomia e inglese al 100%) il ministero delle finanze della casa ha deciso di tagliare i fondi alla ricerca…
Ma questo è già un altro capitolo…

saluti da –25°

 

 

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