A testa in giù
Scritto da Paulo H. Tsingos   
A testa in giù
Antares, il papero e il bolide


Da sempre le stelle mi hanno affascinato, si racconta di me ancora piccolo, forse avevo due anni, che già guardavo in su quando c’era la Luna e gridavo: Lumana, Lumana!
Non mi ricordo di questo particolare ricordo, ma ricordo che, da quando ho un ricordo, le stelle, la Luna, lo spazio, il Sole (una stella pure lui, tante volte lo dimentichiamo) sono già lì con me, nei miei sogni, nelle mie fantasie, nelle mie avventure da bambino.
Avevo circa 8 o 9 anni, in quel tempo abitavamo al settimo piano di un palazzo in centro e nell’area di servizio nel retro dell’appartamento, nel vuoto fra il retro dei vari palazzi adiacenti, facevo esperienze di astronautica! Lanciavo “sonde interplanetarie” fatte con pezzetti di carta tagliati a “S” in modo a cadere lentamente roteando andando ad esplorare mondi sconosciuti, come foglie scivolavano nell’aria verso il basso raggiungendo così le varie destinazioni, Venere era dalle parti de 5° piano mentre Mercurio era verso il 2° fino al pianterreno dove si trovava il Sole (questo quando non venivano spazzate via da forti “correnti cosmiche”).
Nel 1973 c’era appena stata la Mariner 10 su Mercurio mentre Venere sarebbe presto raggiunto dalle sonde russe Venera, le prime a fotografare la superficie (ah sì c’era il monitoraggio dal 7° piano “Terra” fatto da me e a volte da mia sorella).
Non avendo un telescopio e non essendo ancora in grado di costruirmelo, prendevo tubi di cartone (vuoti) e li usavo a mò di telescopio guardando le stelle lontane in quella stessa area di servizio.
Nel 1974 dopo 11 lunghi anni la vecchia TV in bianco e nero “Empire” è stata sostituita da una aggiornatissima “Philips”, senza telecomando, in bianco e nero (perché in previsione dei mondiali di Germania 74 erano state esaurite le scorte di TV a colori) ma con la differenza che per vedere una qualsiasi trasmissione non la si doveva accendere almeno 10 minuti prima (per il “riscaldamento”) e le immagini si vedevano davvero, non erano sfuocate! Ma la cosa più importante era la sua enorme scatola di cartone che diventò presto per noi bambini una capsula spaziale dove l’astronauta (a turni io o mia sorella) veniva prima vestito con la sua tuta spaziale (la busta di plastica) e poi nella capsula veniva “lanciato” (=spinto in orizzontale sul pavimento), dovendo poi subire i disagi di un viaggio nello spazio, dai vortici galattici (si faceva girare la scatola, letteralmente), alle piogge di meteoriti (calci e pugni sulla scatola), caldo estremo (si sudava parecchio avvolti nella plastica dentro la scatola chiusa) per poi tornare sano e salvo “sulla Terra” e fare un discorso. Proprio come gli astronauti veri.
Sempre in quel periodo, mi ricordo di un sabato sera tornando a casa a piedi con mia Mamma, avendo notato bassa fra i palazzi una grande stella rossa, lei mi disse che era una stella molto vecchia e morente e che probabilmente l’anno successivo non l’avremmo vista più. Effettivamente, dopo qualche giorno non era più visibile, quindi poverina era “morta” e quindi scomparsa dal cielo. Mia Mamma non aveva le idee molto chiare in fatto di vita delle stelle. Almeno per quanto riguarda i tempi.
Anni dopo ho saputo che quella stella si chiama Antares, è una gigante rossa e si trova nella costellazione dello Scorpione. Vista dalla Terra, Antares si trova a -26°, quindi da Curitiba a -25° passava a circa 1° a sud dello zenit.
Qualche anno più tardi, già in un’altra casa, questa volta a pian terreno, con un piccolo giardino e con la conoscenza dei fatti, nelle serate d’inverno la ricordo tramontare proprio dalla finestra della mia stanza, la quale era proprio girata ad ovest. Andavo a letto e a luci spente, con la testa sul cuscino, la vedevo brillare sfolgorante di luce rossa agitata dai venti, scendere lentamente dietro gli alberi per poi addormentarmi.
Per me Antares ha sempre avuto un significato particolare, sorgeva (quasi) perfettamente ad est, passava sopra le nostre teste per poi scendere giù dritta ad ovest.
Più bello ancora è stato poi fare un viaggio nella città della zia S., Caçador (=Cacciatore), che si trova in un altro stato, Santa Catarina, più a sud e più in quota (1500m contro i 950 di Curitiba). Sono esatti -26° e con ciò Antares lì era esattamente sopra testa. A parte i cieli chiari e l’aria “sottile” dell’altipiano allora poco inquinato dalle luci, rimasi impressionato anche dal fatto che riuscivo a percepire la differenza di posizione delle stelle relativamente al luogo, anche se ci eravamo spostati di solo un grado in latitudine, ma questo non interessava a nessuno, erano molto più interessati al “churrasco” e al party. Ero proprio un “odd geek” (=stramboide).
Correva l’anno 1981, a questo punto “l’osservatorio” presso la casa della Nonna era una realtà. In quel periodo il nostro vicino di nord-ovest era un Argentino, il quale scappando dalla (ancora più feroce) dittatura laggiù ha preferito la dittatura “all’acqua di rose” del Brasile, stabilendosi nella casa proprio accanto a quella della Nonna. Una sera, forse era Settembre, stavo facendo la mia solita “ronda” nella prima serata stellata quando venne fuori mia sorella e io gli dissi:
“Vedi quella stella là sopra il tetto dell’Argentino? Si chiama Vega…”
“Sì, sì, sì la conosco, e fra poco vedremo la costellazione del papero!”
“Sarebbe un Cigno, ma come fai a saperlo?”
“Ma che domanda! Sono anni che ci martelli con queste cose che solo a viverci nella stessa casa qualcosa impari, io per esempio so che Vega precede il Cigno, l’ho chiamato papero solo per provocarti.”

Rimasi di stucco! Non pensavo che qualcuno facesse attenzione a quello che dicevo, sembravano tutti così poco entusiasti (a parte la Nonna).

Rimasi ancora più di stucco qualche settimana dopo, era il giorno 03/10/1981 intorno alle ore 21.00 (ah che meraviglia i planetari al computer!). Quella sera ho visto una delle cose più fantastiche che mi siano capitate. Quella era un’altra tiepida sera stellata di primavera, in casa c’era solo la Nonna che guardava la TV, io ero nel retro con il telescopio. Ad un certo punto guardo verso nord, osservo il quadrato di Pegaso (fra la nostra casa e quella dell’Argentino) e non so perché sono stato lì un po’ più a lungo, forse è stato il caso, ma all’improvviso si è accesa una enorme luce bianca, (non c’erano i satelliti iridium) che io potrei descrivere come “una cometa come viste nelle fotografie”, il “nucleo” tondeggiante, grande come la Luna piena, lasciando una scia bianca ha incrociato tutto il cielo passando sopra la mia testa andando a scomparire da qualche parte fra Scorpione e Saggitario. La cosa che mi impressionò di più furono le scintille viola e verdi che uscivano dalla “testa”. Ho urlato alla Nonna di correre fuori a vedere, ma nel giro di 20 secondi (forse meno) era tutto scomparso.   
Purtroppo per tutti sono un pessimo disegnatore, la ricostruzione sopra dà un’idea di quello che ho visto quella sera.
Mi ricordo che la scia rimase visibile per almeno 10 secondi dopo la scomparsa dell’oggetto.
Si trattava di un bolide, e anche bello grosso.
Non sono certo ma mi sembrò allora di sentire un rumore molto leggero, quasi un sibilo, ma ripeto di questo non sono tanto sicuro. Però l’ho visto tutto dall’inizio alla fine. Nei giorni che si seguirono ho domandato ad altre persone, ma nessuno l’aveva visto. Pensavo che un tale evento, data l’ora non tarda e la notte non fredda avrebbe avuto tanti testimoni, ma io nel mio piccolo non ho incontrato mai nessuno. Ho verificato anche sui giornali se c’era qualche notizia, che ne so, di qualcuno che l’avesse visto oppure (meno fiducioso) di qualche meteorite caduto in giro. Niente! È comunque stato “il mio primo bolide” (e finora il più grosso).

Saluti da –25°
 

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