SCELTA DELLO STRUMENTO
Scritto da Marco Milani   

Come abbiamo visto i parametri per scegliere uno strumento sono principalmente due: quello ottico, riguardante il diametro dell'obiettivo che deve essere più grande possibile, e quello meccanico, spesso ingiustamente lasciato in secondo piano e riguardante la solidità e la precisione dei meccanismi della montatura. Oltre a ciò è necessario anche determinare prima dell'acquisto l'attività alla quale prevediamo di dedicarci maggiormente (pianeti, sole, nebulose, fotografia, ecc.), in base alla quale si sceglierà il tipo di strumento maggiormente adatto e dal quale si potranno ottenere migliori risultati rispetto a strumenti  tuttofare. Infine, ma non per questo meno importante, c'è il fattore economico, che il più delle volte ci costringe a effettuare delle scelte di compromesso dal momento che le cifre in questione per l'acquisto di un telescopio sono sempre abbastanza elevate, anche considerando che un buon strumento dura tutta una vita. Proprio quest'ultimo fattore ci deve indurre a compiere delle scelte oculate, dopo aver attentamente analizzato tutti i tipi di strumenti che il mercato nuovo e usato propone. Sceglieremo così uno strumento a misura delle nostre esigenze, ed eviteremo che, dopo qualche mese, il nostro telescopio possa risultare del tutto inadatto per l'uso che vogliamo farne. Spesso il mercato presenta delle lacune nella produzione di determinate categorie di strumenti; nell'impossibilità di acquisto per vuoti di mercato sarà opportuno rivolgersi a ottimi artigiani, i quali possono fornire degli strumenti su misura anche se a prezzi elevati, oppure autocostruirsi l'apparecchio che desideriamo, soluzione ottima anche dal punto di vista economico se si dispone di parecchio tempo libero e magari di un piccolo laboratorio. Diversamente si dovrà far tornire su richiesta da officine attrezzate le parti meccaniche che desideriamo, portando però in questo modo il costo della realizzazione a dei livelli troppo elevati e antieconomici. Sull'autocostruzione se ne parlerà più avanti in maniera maggiormente diffusa. Adesso vedremo di esaminare quello che il mercato propone sotto forma di modelli di serie. Occorrerà come si è detto fare una distinzione secondo gli usi più appropriati per i quali un certo tipo di strumenti trova la più soddisfacente applicazione.

ImagePer gli osservatori del sistema solare, inteso come sole, luna e pianeti, sono consigliabili tutti i Cassegrain, gli Schmidt-Cassegrain e i rifrattori in genere, oltre naturalmente al modello Newton il quale, sotto molti aspetti e con focali adeguate, può essere considerato uno strumento quasi universale. Occorrerà naturalmente dare molta importanza al potere risolutivo, cioè al diametro, dell'obiettivo, se si desidera evidenziare anche i più piccoli dettagli. Per questo genere di osservazioni, di solito, è bene che la lunghezza focale sia superiore al metro, e focali di qualche metro ottenute tramite e l'iperbolico del Cassegrain danno dei risultati eccellenti; non conviene normalmente aumentare la focale tramite lenti di Barlow, visto che queste generano uno scadimento qualitativo che di solito risulta sconveniente. Comunque, se usata, la lente di Barlow dovrà essere tassativamente acromatica e di ottima fattura, al contrario di quelle scadentissime fornite negli apparecchi giapponesi.

Proprio i giapponesi producono degli strumenti, importati sotto differenti marche ma prodotti tutti da una stessa casa, che trovano la loro migliore utilizzazione nell'osservazione planetaria; i modelli con il miglior rapporto qualità/prezzo sono dei piccoli rifrattori da 6-8 cm sia equatoriali che altazimutali, e un riflettore newtoniano da 11 cm equatoriale. Questi apparecchi, e in particolare il secondo, grazie ai loro prezzi relativamente bassi sono degli ottimi strumenti per cominciare a dare i primi sguardi al cielo e assicurano ottimi impieghi per parecchio tempo. Vi è anche facilità nel trovare questo tipo di telescopi nel mercato dell'usato, proprio perchè sono rivenduti da tutti quei dilettanti che abbandonano il loro primo strumento per passare ad altri più sofisticati e costosi.
Comunque il riflettore da 11 cm è l'apparecchio maggiormente consigliabile in questa categoria, dal momento che la sua apertura può già fornire delle discrete immagini visuali anche di oggetti deboli, come nebulose o galassie. Grazie poi alla montatura equatoriale motorizzabile con l'ausilio di un motorino fornito dalla casa, è possibile usarlo come supporto per una macchina fotografica, le cui ottiche possono fornire ottime immagini a lunga posa. Oltre il diametro di 8 cm per i rifrattori, e 11 cm per i riflettori, gli strumenti giapponesi presenti in Italia sotto le marche Sky Master, Stein, Milo, Towa e altre possono non essere più convenienti essendo i prezzi sproporzionati rispetto all'impiego dell'apparecchio (si parla di strumenti nuovi). Se poi si raggiungono o si superano cifre dell'ordine di mezzo milione è opportuno orientarsi verso altri produttori, specialmente nazionali. A questo livello è senz'altro più conveniente un riflettore di diametro di 15-20 cm e di meccanica più solida possibile.
Poco sotto i due milioni è ottima la configurazione Schmidt-Cassegrain da 20 cm, la quale permette anche la fotografia di oggetti deboli grazie alla sua notevole versatilità, oppure riflettori, magari Newton-Cassegrain, con un diametro di 25 cm.
Nel caso dell'osservazione di oggetti deboli strumenti di corta focale ma di grande apertura forniscono i risultati migliori. Anche i binocoli, specialmente con obiettivi da 8-11 cm e montati su cavalletto, trovano largo impiego tenuto conto anche della facile trasportabilità, il che può renderli strumenti da campo al proprio seguito e da utilizzare nella ricerca di cieli più scuri, in particolar modo in montagna. Per i telescopi occorre tener presente che gli oculari posti normalmente in commercio non hanno mai lunghezze focali superiori ai 50-55 mm, dato che bisogna considerare se si vuole arrivare all'ingrandimento minimo ottimale, cioè il più luminoso e adatto a questo tipo di oggetti (pari a 1/7 del diametro dell'obiettivo espresso in millimetri). Newton di F = 4-5 sono strumenti veramente ottimi e poco costosi, che trovano applicazione sia nella osservazione visuale di nebulose, comete e simili, come nel campo della fotografia, essendo degli ottimi teleobiettivi sufficientemente luminosi.
Se ci si vuole dedicare esclusivamente all'osservazione visuale di questi corpi celesti la montatura equatoriale può essere comoda ma non necessaria. Image Talvolta si tende a realizzare telescopi di grande diametro (25-30 cm) e di corta focale in montatura altazimutale, sì da avere strumenti più leggeri e trasportabili. Un buon compromesso tra funzionalità e ingombro è dato da un riflettore Newton da 15 cm con una focale di 60 cm; per la sua apertura di F = 4 le distorsioni sono accettabili, e con un oculare da 30 mm facilmente reperibile in commercio si ottiene l'ottimale di 20 ingrandimenti. Il tubo, misurando poco più di mezzo metro, non presente ingombro eccessivo e trova posto, insieme al cavalietto sul quale andrà montato, anche in uno zaino.

Per il sistema solare
Se invece la nostra occupazione principale sarà la fotografia degli oggetti principali del sistema solare, cioè la fotografia di particolari molto fini come le delicate superfici planetarie, andrà bene un telescopio di quelli adatti anche per l'osservazione visuale di questi oggetti e dei quali s'è già parlato, a patto che sia provvisto di un moto orario elettrico e sia di struttura il più stabile possibile. Anche in questo caso le considerazioni fatte riguardo al diametro dell'obiettivo sono valide, pur considerando che in questo tipo di foto si rivela un certo scadimento qualitativo rispetto all'immagine ottenuta visualmente tramite lo stesso apparecchio.
Per quanto riguarda invece la fotografia di oggetti estesi ma poco luminosi (galassie, nebulose, comete e ammassi) con l'immagine fotografica si ottengono dei risultati parecchio superiori a quelli che si possono avere da una indagine visuale. La pellicola fotografica infatti quando viene esposta per lunghi periodi di tempo ha la capacità di accumulare sull'emulsione la luce raccolta, e con tempi di posa di lunghezza adeguata rivela anche oggetti che visti attraverso lo stesso strumento erano, ad una analisi visuale, praticamente invisibili per la scarsa luminosità che possiedono. Qui l'ingrandimento conta solo nella determinazione della categoria di oggetti che noi potremo fotografare, dal momento che si va da nebulose con dimensioni angolari di qualche grado a galassie la cui lunghezza si misura in secondi d'arco (si parla sempre delle dimensioni apparenti viste dalla Terra); mentre invece la luminosità dello strumento riveste un ruolo importantissimo, poichè essa determina la lunghezza della posa necessaria affinchè la luce riesca a impressionare la pellicola. E' preferibile avere strumenti di focali molto corte, ma con F = 1,8-5, piuttosto che obiettivi di lunga focale, alto ingrandimento, ma dotati di F uguale o superiore a 8.
Entrando nell'analisi particolare degli strumenti disponibili si parte dalle normali fotocamere che con il loro obiettivo di serie riescono a ottenere delle fotografie di vaste zone del cielo, di campi stellari e delle nebulose maggiori; grazie alla luminosit? abbastanza alta degli obiettivi di corta focale si possono realizzare immagini a colori o anche filtrate in bianco e nero, caratterizzate da una grande spettacolarità e anche da un certo interesse scientifico. Ciò specialmente per quanto riguarda fotografie in bianco e nero fissando (con filtri e utilizzando emulsioni apposite) soltanto certe lunghezze d'onda dello spettro visivo corrispondenti alla presenza di determinati gas. Se la nostra macchina fotografica è di quelle a ottica intercambiabile, dotandola di teleobiettivo, si può entrare in una dimensione ancora più interessante della ricerca fotografica.
I teleobiettivi maggiormente usati nel campo astronomico sono quelli che arrivano fino a una focale di 400-500 mm, caratterizzati sempre da una luminosità più alta possibile. E' bene non superare valori di F = 4,5-5, oltre i quali conviene passare a utilizzare le ottiche dei telescopi. I teleobiettivi che comunque danno i migliori sisultati sono i 135 mm e i 200 mm, dei quali i primi possono essere trovati anche con F 1,8, mentre i secondi sono prodotti fino a rapporti di F 2,5. Comunque queste focali sono solitamente caratterizzate molto spesso da una luminosità elevata e da distorsioni contenute, oltre ad avere prezzi accettabilissimi e la possibilità di essere utilizzati anche come tele per fotografia normale. Il campo abbracciato da questi obiettivi è di parecchi gradi e viene calcolato mediante l'equazione (valida per qualunque tipo di obiettivo):

campo in gradi =

57,295 x 43,26


focale obbiettivo in mm.

e rappresentante l'ampiezza in gradi del campo che un obiettivo riesce ad abbracciare, riportata sulla diagonale di un fotogramma di una pellicola fotografica del formato 24 x 36. Questa relazione è valida per tutti i teleobiettivi e telescopi, e sostituendo al numero 43,26 (rappresentante la lunghezza in mm della diagonale di un 6fotogramma) un altro valore indicante la distanza di due punti sul piano focale sempre espressa in mm, si può venire a conoscenza delle dimensioni del campo stellare che viene proiettato sul piano focale e compreso tra quei due punti. Per esempio, se disponiamo di un tele da 400 mm il campo presente sulla diagonale del fotogramma sarà:

57,295 x 43,26

 

 


= 6,19'

= 6°11'

400

 

 

Se invece abbiamo un telescopio con una focale di 900 mm e vogliamo sapere che campo viene proiettato nel piano focale su di una distanza di 30 mm, si avrà:

57,295 x 30

 

 


= 1,9'

= 1° 54'

900

 

 

Per la fotografia di campi più piccoli di quelli abbracciati da teleobiettivi trova applicazione la configurazione Newton, quando questa non superi valori di F 7-8, altrimenti si rivelerebbe troppo poco luminosa. Al fuoco del riflettore si applica la pellicola, magari contenuta nel corpo di una macchina reflex alla quale siano state tolte le ottiche. Naturalmente il telescopio dovrà avere obbligatoriamente una montatura equatoriale motorizzata ed un altro telescopio montato in parallelo al principale, chiamato telescopio guida (delle tecniche fotografiche in particolare se ne parlerà più avanti); invece nel precedente caso di fotografia attraverso i teleobiettivi, come strumento guida si usa un telescopio qualsiasi, a patto che anche questo sia montato equatorialmente ed abbia un motorino per la rotazione dell'asse orario. Non è consigliabile utilizzare come obiettivi fotografici dei newtoniani con rapporti d'apertura inferiori a F 4 a causa delle numerose distorsioni che limitano alquanto l'ampiezza del campo fotografabile, e che possano essere vistose in questa categoria di strumenti quando si vogliono realizzare delle focali troppo spinte. Se si desiderano dei rapporti di apertura molto più bassi, pur mantenendo una certa lunghezza focale, l'unica alternativa è l'utilizzo delle camere Schmidt, strumenti che possono essere impiegati unicamente come camere fotografiche e che rendono dei servizi inimitabili nella fotografia di oggetti poco luminosi ma di dimensioni relativamente grandi.

 

Per accorciare la posa

ImageSi consideri ora che una focale F = 3 rispetto a una F = 6 consente un accorciamento dei tempi di posa non della metà bensì di un quarto, poichè esiste un rapporto in luminosità di tipo quadratico. Anche la camera Schmidt dovrà essere dotata di un telescopio di guida ed il tutto troverà posto su di una ottima montatura equatoriale motorizzata.

Esistono pure per questo genere di immagini dei teleobiettivi espressamente costruiti per la fotografia astronomica, gli astrografi, che però sono difficili da reperire e il più delle volte sono costosi a causa del diametro notevole delle loro lenti; di solito conviene optare per dei normali teleobiettivi, reperibili nei negozi foto-cine, o addirittura passare alle Schmidt. Queste ultime sono prodotte sia da alcune case americane, sia da alcune ditte nazionali; in ogni caso il loro costo è piuttosto sostenuto per l'impiego di ottiche che presuppongono un alto livello qualitativo di lavorazione. D'altro canto le camere Schmidt rispetto ai tele possiedono una minore praticità d'impiego; infatti la pellicola fotografica deve essere inserita all'interno del tubo e alloggiata su di uno speciale supporto, simile alla crociera porta secondario dei normali telescopi riflettori.

Per far ciò si ritaglia un piccolo spezzone di pellicola dal rullino evitandola di esporre alla luce, la si inserisce nel porta pellicola, il quale verrà applicato al centro della crociera all'interno del tubo, accessibile tramite uno sportello. L'otturatore è costituito dal coperchio delle ottiche, da rimuovere per tutta la durata dell'esposizione; per ogni fotografia successiva occorrerà ripetere l'operazione di caricamento al buio del portapellicola, e gli spezzoni di pellicola impressionati devono essere sviluppati in proprio. Poichè ogni fotografia che si fa implica parecchio tempo da destinare alle correzioni continue per avere una guida perfettamente corretta (obbligatoria se si vogliono buone immagini), molto spesso si usa montare in parallelo sullo stesso strumento diverse fotocamere, caricate magari con pellicole differenti, e impiegarle contemporaneamente in maniera da confrontare poi i vari risultati e avere quindi maggiori probabilità di foto valide.

Anche per questo motivo la montatura di un telescopio da impiegare nel campo fotografico deve esesre robusta, permettendo l'applicazione di obiettivi anche pesanti alcuni chili. Comunque la precisione con la quale viene effettuato l'inseguimento dipende, oltre che dalla qualità meccanica della montatura, anche dall'abilità del fotografo nel saper tener al centro del crocifilo dell'oculare di guida una stella per un certo periodo di tempo, abilità questa che nasce soprattutto dall'esperienza. Dal momento che con l'aumentare della lunghezza focale dell'obiettivo con il quale si fotografa aumenta la precisione di guida necessaria affinchè le stelle sulla foto appaiano puntiformi, conviene, se possibile, prima fare esperienza con obiettivi di corta focale, e quando i risultati saranno soddisfacenti, passare alla fotografla tramite telescopio.

 

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