PERSEO
Scritto da Loris Lazzati   
Costellazione visibile in autunno.

Image Nel cielo autunnale una delle costellazioni fondamentali è quella di Perseo. Per rintracciarla è bene identificare in cielo Cassiopea, la figura a forma di W doppia che ruota attorno alla stella Polare a poca distanza da essa e no tramonta mai. Per i neofiti basti dire che Cassiopea si trova esattamente dall’altra parte della Polare rispetto all’Orsa Maggiore. Il modo più sicuro per rintracciare l’area celeste occupata da Perseo sarebbe quello di riconoscere anche l’ammasso delle Pleiadi, quel grappolo di stelle vicinissime l’una all’altra che appare evidente anche a uno sguardo inesperto. L’area tra Cassiopea e le Pleiadi è occupata proprio dalla costellazione di Perseo, le cui stelle disegnano una specie di Y rovesciata un po’ approssimativa. In ottobre occorre guardare in prima serata verso nord-est, mentre a novembre e dicembre, nelle ore precedenti la mezzanotte, la costellazione di Perseo transita vicino allo zenith, quindi esattamente sopra le nostre teste.

Mitologia: Il mito che sta alle spalle di questa costellazione è uno dei più famosi dell’antica Grecia. Perseo è l’eroe che uccise con un colpo di spada la Medusa, il mostro che pietrificava con lo sguardo. Dal corpo ucciso della Medusa uscì il cavallo alato Pegaso, che Perseo usò per andare a liberare la bella Andromeda, esposta su uno scoglio all’attacco di un altro mostro marino, Ceto, per espiare la colpa della vanitosissima madre Andromeda, moglie del re d’Etiopia Cefeo. Nell’impresa, Perseo usava come arma proprio la testa della Medusa: così che è stato ritratto in tutta la storia dell’arte, basti pensare alla scultura del Cellini nella loggia della Signoria, a Firenze. Tutti questi personaggi sono immortalati in cielo in un gruppo di costellazioni contigue tra loro. Fa eccezione Ceto, eternato nella Balena, una configurazione celeste lontana dal polo Nord, mentre la Medusa è immortalata in una singola stella proprio della costellazione di Perseo: Algol. Anche per gli ebrei questa stella rappresenta la “testa di Satana”, mentre in arabo il nome Algol, significa proprio il “diavolo”, o, nella forma Ra’s al-Ghul, la “testa del diavolo”.

Stelle principali: La stella più luminosa della costellazione di Perseo è la alfa, chiamata Mirfak. Brilla con magnitudine 1,79 ed è una stella gigante distante 570 anni luce. Si trova al centro di un raggruppamento di stelle, molto più deboli, che si muovono tutte nella stessa direzione (verso la vicina costellazione del Toro) alla velocità di 16 chilometri al secondo. Ma la stella di gran lunga più importante di Perseo, benché leggermente meno luminosa, è la beta, Algol. Della mitologia si è detto, ma è curioso come proprio gli studi moderni, condotti dal tardo Seicento in poi, abbiano dimostrato come il nome di questa stella sia in effetti azzeccato, per via del suo comportamento strano e delle sue molte “anime”. Questa stella intanto è una variabile: la sua luce cambia intensità con una regolarità perfetta, ogni due giorni, 20 ore, 48 minuti e 56 secondi. Se ne accorse per primo Geminiano Montanari nel 1667 a Bologna, ma un sospetto dovevano averlo già gli Arabi. Sotto questa variabilità si nasconde un’anima doppia, tripla e forse quadrupla. A chiarire il mistero fu un astrofilo sordomuto destinato a morire a soli 22 anni, che nella sua breve vita lasciò nella storia dell’astronomia un segno indelebile. John Goodricke. Egli ipotizzò, a ragione, che Algol fosse composta da due stelle: una brillante, che vediamo variare di splendore, e una oscura che causa il calo di luminosità passando periodicamente davanti all’altra ed eclissandola. Algol è infatti diventata il prototipo delle “variabili a eclisse”, dette anche, più pomposamente, “binarie fotometriche”. La stella principale è bianca, la secondaria non è del tutto oscura ma è rossastra. Le due stelle sono vicine una all’altra, distando non più di dieci milioni di chilometri, e orbitano velocemente attorno al comune baricentro. La distanza del sistema da noi è invece di 75 anni luce. E’ un modello, però, che spiega solo in parte la fenomenologia di Algol. Infatti esiste un’altra stella a 440 milioni di chilometri dalle prime due, che ruota attorno ad esse in 680 giorni, e probabilmente ne esiste una quarta, probabilmente una nana bianca, con un periodo di 188 anni. Come se non bastasse, la stella bianca succhia materia all’altra causando autentici “terremoti stellari”. L’epiteto di “demoniaca” forse ben si addice a questo astro.

Oggetti di profondo cielo: Perseo è attraversato dalla Via Lattea e offre la visione di meravigliosi campi stellari, bellissimi da esplorare a bassi ingrandimenti e a largo campo. La visione più straordinaria è offerta dal celebre “doppio ammasso di Perseo”. Lo spettacolo al binocolo o in un piccolo telescopio è magnifico: i due gruppi di stelle distano tra loro un grado, due volte il diametro apparente della Luna Piena, e si stagliano sullo sfondo della Via Lattea. E’ come vedere due scrigni di gioielli su un tappeto di stelle. Il primo ammasso, chiamato nei cataloghi NGC869, comprende 400 stelle, il secondo 300. Distano da noi 7400 anni luce. Le loro stelle principali sono giganti azzurre, alcune 60 mila volte più luminose del Sole. Si tratta di stelle giovanissime, nate cinque o sei milioni di anni fa. Ognuno dei due ammassi ha un diametro di circa 70 anni luce. La costellazione di Perseo contiene il radiante delle stelle cadenti dette appunto “Perseidi”, o “lacrime di San Lorenzo”. In pratica, è da qui che partono tutte le meteore che danno spettacolo nei giorni attorno al 10 agosto.
 

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